Frammenti di storia del tango

"Nella prima decade del ventesimo secolo il tango comincia la sua ascesa sociale conquistando i primi salotti, salendo sulla ribalta di alcuni spettacoli teatrali, uscendo dai sobborghi e compiendo il suo primo viaggio transoceanico (Parigi) ove veniva insegnato epurandoloTango old da tutte le movenze e le figure che ne avevano caratterizzato le origini. (...) Il tutto si esauriva, quindi, nel camminare con eleganza seguendo il ritmo della musica, semplificando il ballo da quelle movenze di carattere postribolare e ballandolo con convenzioni che in seguito sarebbero state la base dello stile salòn. La sua caratteristica peculiare era, quindi, quella di una camminata elegante che si produceva seguendo il compas, senza l'inserimento di alcuna figura, in armonia con la "morale" dell'epoca. (...)

Il periodo successivo decreta il primato della melodia sopra quello del ritmo
, con la crescita del tango canciòn, nato nel 1917, e la celebrità dei suoi interpreti che si possono riassumere nella triade cardinale Gardel, Corsini, Magaldi. A questo si deve aggiungere che il tango strumentale si andava raffinando ed i suoi interpreti creavano pagine ed arrangiamenti destinati all'ascolto più che al ballo. (...)

Nel 1935 Juan D'arienzo rinnova il flirt tra la musica ed il ballo producendo i primi segni dell'era evocativa del tango in cui la forma ballata recupera il suo posto privilegiato anche nell'estetica musicale delle orchestre dell'epoca che curano con attenzione il ritmo dei ballerini. Gli anni quaranta sono chiamati década de oro del tango, ed è in questo periodo che nasce un nuovo modo di ballare il tango, l'estilo fantasìa.

Questo stile è una derivazione del tango salòn a cui sono incorporate nuove figure e la libera creazione di passi alcuni dei quali provengono da altre discipline, ricreando la struttura e lo spirito del tango delle origini (....) per cui l'epoca degli anni quaranta è stata quella che ha originato la più feconda creatività in materia coreografica, razionalizzando figure come giros, lapiz o rulo, barridas, sacadas, boleos, enrosques, in una infinità di combinazioni, fino ad includere negli anni cinquanta il famoso gancho.
Queste figure sono arrivate fino ai nostri giorni con le loro infinite sfumature attraverso los viejos milongueros che non hanno mai smesso di frequentare le milonghe.
Proprio in funzione di queste sfumature il tango consente ad ogni ballerino di crearsi il proprio modo di ballare: ogni ballerino di tango è unico come unico è ogni individuo, parte da una base di codici comuni e quindi li trasforma in un ballo originale grazie al modo in cui questi codici sono conosciuti, comunicati, usati, connessi, distorti.

Non esiste uno stile che sia meglio di un altro, esistono solo le differenze che li caratterizzano. Questa varietà la osserviamo coabitare nelle milonghe, come in una sorta di elogio dello spazio dove i sistemi di ballo codificati nelle diverse epoche sono riuniti nel presente.
Gli stili salòn o fantasia (assieme a quelli più antichi, orillero e canyengue, oggi ormai poco utilizzati) distinguono le modalità che possiamo scegliere per ballare il "nostro" tango, secondo quello che ci suggerisce la nostra sensibilità individuale e inserendovi la nostra impronta personalizzata, preferendo ballarlo con figure o senza, a specchio o incrociato (cruzado), sul compas o producendo cambi di velocità.... e sempre staremo ballando tango: ogni stile di tango ha la medesima dignità.
Il tutto sempre subordinato allo spazio fisico a disposizione e nel mutuo rispetto tra i ballerini che occupano la pista.
Tutti questi stili e queste opzioni appartengono a quello che viene chiamato tango sociàl che è il ballo così come si sviluppa nella milonga, luogo magico di incontri dove non si è più soli perché qui le persone si riuniscono e si relazionano tra di loro avendo in comune il tango, dove il tempo trascorso è in qualche modo sottratto alla realtà, non è più spietato (nel senso heideggeriano) come quello che ci giochiamo quotidianamente sul tavolo dei valori di scambio, quello che attraversiamo il più in fretta possibile per sbarazzarci dell'idea stessa del suo peso e del suo senso."
(Luis Castro da: "Origine,evoluzione e stili di ballo" in "Vivir Abrazados, tre saggi sul tango")